Esiste un budget che nessun CFO ha mai approvato, eppure è già presente in ogni PMI.

Non è in banca. Non è in un finanziamento PNRR. Non richiede un aumento di capitale.

È da qualche parte nei tuoi impianti — nascosto in energia che scalda l’aria invece di fare produzione, in acqua che scorre in circuiti non ottimizzati, in chemicals dosati “a occhio” da operatori esperti, in ore di produzione perse per fermi impianto, manutenzione reattiva, tempi morti.

Tutti “impieghi” (così direbbe il tuo CFO) che si moltiplicano perché nessuno con “occhi nuovi” ha analizzato i tuoi processi.

Questo budget nascosto ha un nome nel Lean 6 Sigma: Muda (無駄).
E (quasi) nessuno lo ha mai scoperto, contabilizzato, utilizzato davvero.



L’equazione che cambia la prospettiva

Sono ingegnere. Quindi: facciamo prima di tutto un po’ di numeri.

Una PMI manifatturiera con 15M€ di fatturato e un’incidenza energetica tra il 5% e il 15% a seconda del settore e del mix produttivo spende tra 750.000€ e 2,25M€/anno in energia. Una riduzione del 10% dei consumi — obiettivo conservativo, ampiamente documentato nei progetti di efficienza con Value Stream Map — vale tra 75.000€ e 225.000€ di margine aggiuntivo all’anno.

Aggiungici il risparmio/riutilizzo di acqua e chemicals (tipicamente 5–15% nei processi ottimizzati) e la riduzione dei costi di manutenzione reattiva (dal 25 al 40% nelle aziende che passano a logiche predittive): stai parlando di 300.000–500.000€ all’anno che oggi escono dal conto economico senza che nessuno li veda uscire.

O meglio, li vedi uscire come costi — e li dai per scontati. Ma sono tutt’altro che uno sconto.

Queste azioni non richiedono nuovi investimenti di capitale. Richiedono metodo, misurazione e qualcuno che li implementi.

Il paradosso dell’impianto moderno

Negli ultimi anni le PMI manifatturiere italiane hanno investito in tecnologia: nuovi macchinari, automazione, sensori IoT, software di gestione.

Hanno fatto la cosa giusta. Eppure i numeri spesso non tornano.

Il rendimento reale dell’impianto è inferiore a quello teorico. I costi di energia, acqua e chemicals crescono più del previsto. Le ore di manutenzione si moltiplicano. Gli scarti di processo sembrano irriducibili.

Il problema non è la tecnologia. È ciò che succede attorno alla tecnologia — e che nessuno ha mai reso visibile con precisione.

C’è un tipo di erosione che non si vede arrivare: l’impianto gira, le spedizioni partono, il fatturato regge — eppure il margine si assottiglia ogni trimestre, un po’ di più, senza che nessuno riesca a mettere a fuoco il motivo. È la crisi strisciante e silenziosa del Muda di risorsa.

I Muda che non vedi nel conto economico

Nella manifattura tradizionale i Muda classici riguardano sovrapproduzione, attese, trasporti inutili, difetti. Ma nelle PMI non si può stare dietro a tutto. E quindi parte e si accresce quotidianamente una categoria di sprechi ancora più insidiosa: i Muda di risorsa.

Facciamo un piccolo test. Prova a rispondere a queste domande:

  • Energia: Sai quanta energia consuma ogni singolo step del tuo processo produttivo? Hai mai mappato i picchi di consumo non produttivi — i “fantasmi” che drenano potenza quando l’impianto è fermo o in idle?
  • Acqua: Conosci il tuo consumo specifico per unità di prodotto? Il tuo ciclo di raffreddamento è ottimizzato o disperde calorie nell’ambiente che potresti recuperare?
  • Chemicals: Hai un controllo statistico dei dosaggi o si procede ancora “a occhio” basandosi sull’esperienza dell’operatore?
  • Manutenzione: Le tue ore di fermo non pianificato seguono un pattern prevedibile? Hai dati storici sufficienti per passare da una manutenzione reattiva a una predittiva?
  • Tempi: Conosci il tuo OEE (Overall Equipment Effectiveness)? Sai dove si nascondono le ore di micro-fermate che nessuno registra ma che sommate valgono settimane di produzione?

Se anche solo una di queste domande ti fa venire un dubbio, stai lasciando sul terreno una percentuale di margine che probabilmente non hai mai quantificato.

La Value Stream Map come radar degli sprechi nascosti

Come fare a prendere il controllo della situazione e trovare nuove risorse da reinvestire nell’azienda? Il primo passo non è comprare nuovi sensori. È rendere visibile ciò che già succede.

La Value Stream Map (VSM) è lo strumento del Lean thinking che fotografa l’intero flusso di valore — non solo il flusso produttivo, ma anche il flusso delle risorse: dove entra l’energia, dove si disperde, dove si accumula un buffer inutile, dove un chemicals viene dosato in eccesso per compensare un’instabilità di processo a monte.

Il buon Pareto non delude mai. Una VSM applicata ai flussi di risorsa rivela quasi sempre la stessa struttura: il 20% delle anomalie genera l’80% degli sprechi. E quell’80% di spreco è, in termini economici, margine potenziale non realizzato — già presente nel tuo impianto, già assorbito dal conto economico ogni mese, già recuperabile senza stravolgere l’impianto.


Il caso Alfa Acciai: il principio alla scala industriale

SMART GRID-Banco energETICO di A2A

Vediamo ora un esempio concreto che aiuta a capire l’ordine di grandezza di ciò di cui stiamo parlando.

Alfa Acciai, acciaieria di Brescia, produceva ogni giorno enormi quantità di calore residuo nei forni elettrici. Calore che veniva semplicemente disperso nell’ambiente. Un Muda termico enorme, invisibile nei conti perché non generava un costo diretto — ma che rappresentava un valore in fuga.

Il progetto Alfa Heat Recovery, realizzato in partnership con A2A, ha trasformato questo scarto termico in risorsa: oggi quel calore alimenta la rete di teleriscaldamento di Brescia, facendo risparmiare l’equivalente di 4,6 milioni di litri di gasolio e tagliando 10.000 tonnellate di CO₂ ogni anno.

L’acciaieria non ha cambiato il processo produttivo — ha mappato il flusso delle risorse e ha catturato ciò che stava perdendo.

(Approfondisci il caso Alfa Acciai nel post dedicato)

Ogni flusso di scarto è un flusso di valore potenziale. Lo stesso principio si può applicare alla tua fonderia, alla tua cartiera, al tuo stabilimento food & beverage.


Il secondo livello di valore: quello che non hai ancora contabilizzato

Fin qui abbiamo parlato di margine economico recuperato. Ma c’è un secondo livello di valore che un progetto come quello di Alfa Acciai genera — e che quasi nessuna PMI sa leggere, misurare e comunicare. Il valore ESG, sempre più premiato da consumatori, partner commerciali e istituti di credito.

C’è solo da fare un passettino in più, gratuito (o quasi).

Ho cercato di evidenziarlo applicando il calibro di sostenibilità al caso di Alfa Acciai, usando il modello delle 5P dell’Agenda ONU 2030 — Persone, Pianeta, Prosperità, Pace, Partnership — per valutare in modo equilibrato la caratura ESG dell’intervento:

  • Pianeta: riduzione di emissioni CO₂, minori consumi idrici, calore residuo non disperso in atmosfera. Non dichiarazioni — dati tecnici già presenti nei KPI operativi del progetto.
  • Prosperità: sviluppo di nuove competenze interne, innovazione di processo, miglioramento dell’OEE. Già documentato nei report di avanzamento.
  • Persone: miglioramento della sicurezza operativa, riduzione della variabilità di processo che scarica stress sugli operatori. Misurabile con gli stessi indicatori di manutenzione.
  • Pace e Partnership: coinvolgimento della filiera, trasparenza verso stakeholder e istituti di credito, posizionamento reputazionale. Pronto da comunicare, se sai come strutturarlo.

Il risultato che emerge? Un progetto di efficienza ingegneristica ben progettato produce automaticamente un pacchetto ESG già pronto da comunicare a banche, clienti, investitori e supply chain. Non come aggiunta. Come conseguenza naturale. Basta avere in mente, sin dall’inizio, la destinazione — e compiere i piccoli accorgimenti necessari già in fase di progettazione e implementazione.


ESGineering: quando la sostenibilità nasce dentro il progetto, non dopo

Questo è esattamente il principio alla base dell’ESGineering™ — l’approccio di SJConsulting che porta la sostenibilità dentro l’ingegneria, fin dalle scelte tecniche e operative.

UNO DEI PILASTRI DELLA NOSTRA CONSULENZA REALIZZATIVA

La differenza rispetto alla consulenza ESG tradizionale è sostanziale: non si tratta di misurare a posteriori quanto è stato sostenibile un progetto. Si tratta di progettare incorporando i parametri ESG come parametri guida, esattamente come si incorpora il budget o la normativa di sicurezza.

Quando l’ESG entra nel progetto in fase di design, accadono due cose in parallelo:

  1. Le scelte tecniche migliorano — perché efficienza fisica, stabilità operativa e riduzione degli sprechi sono già obiettivi ESG, non aggiuntivi ma fondanti.
  2. Il valore comunicabile emerge da solo — i KPI operativi diventano automaticamente KPI ESG, pronti per il bilancio di sostenibilità, per il rating bancario, per la comunicazione commerciale.

Se l’ESG non cambia il progetto e il processo, per me non è ESGineering.

Prima di partire, meglio sempre sapere dove sei adesso

Prova a mettere su Maps la destinazione senza specificare da dove parti, e chiedi le indicazioni di percorso.

Applicare il calibro di sostenibilità prima dell’intervento — misurare la baseline ESG dell’azienda su Ambiente, Sociale e Governance — serve a tre cose concrete:

  •  Dimensionare il gap tra la situazione attuale e gli obiettivi dichiarati (o richiesti da clienti, banche, normativa)
  •  Prioritizzare i progetti non solo per ROI economico, ma per impatto ESG — evitando di investire dove conta poco e perdere opportunità dove conta molto
  •  Creare piani finanziari adeguati per non trovarsi in penuria di risorse durante la realizzazione del progetto di miglioramento e transizione

Per questo ho messo a punto l’ESG Readiness Quick Test: uno strumento proprietario di SJConsulting, calibrato sulle PMI e basato su standard VSME/EFRAG, che con un limitatissimo sforzo riesce a inferire dai dati disponibili e dalle risposte del manager la situazione attuale — restituendo un report con il punteggio ESG per area, le priorità di intervento e un primo tracciato dei progetti da sviluppare nel breve, medio e lungo termine.

Non un audit complesso. Non un percorso da 6 mesi. Una mappa di partenza chiara, economica e immediatamente utilizzabile.

→ Scopri l’ESG Readiness Quick Test

Già. Ma poi come si realizza tutto questo?

La VSM identifica gli sprechi.
L’ESGineering li trasforma in un piano che vale due volte — economicamente e in termini ESG.
L’ESG Readiness Quick Test indica il punto di partenza.

Poi serve qualcuno che esegua, con metodo e senza pesare sull’organizzazione come un costo fisso. È il ruolo del Manager A Progetto (MAP) di SJConsulting — un professionista fractional che si innesta nell’azienda, porta il metodo SMARTLI e guida l’implementazione per tutta la durata del progetto, e solo quella.

L’ALTRO PILASTRO DELLA NOSTRA CONSULENZA REALIZZATIVA

Nessun costo fisso. Risultati verificati. Exit strategy strutturata.

Non consulenza. Non direzione lavori esterna. Realizzazione.


Hai solo da voler iniziare. Metodi, conoscenza, competenze ed esperienza le mette SJConsulting.

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Giovanni Rissone

Giovanni è fondatore e Managing Partner di SJConsulting. Advisor in sostenibilità e executive. Ingegnere Chimico, Master in Business Administration, 6 sigma green belt.